IL LINGUAGGIO

CHE COS'È IL LINGUAGGIO

Il linguaggio è il principale strumento di comunicazione che permette, non solo agli esseri umani ma anche agli animali o ai dispositivi tecnologici, di scambiarsi informazioni e interagire. Esso è formato da un insieme di suoni, gesti e codici.

L'uomo è l'unico essere vivente ad aver sviluppato un sistema di comunicazione astratto: l'alfabeto. L'alfabeto utilizza dei simboli, chiamati significanti, che rimandano a dei concetti, cioè i significati: le lettere A, P, E che compongono la parola "APE" sono i significanti, mentre il concetto di

"ape" (insetto con pungiglione che produce il miele) è il significato.

I linguaggi umani hanno due proprietà:

  1. arbitrarietà, si basano cioè su convenzioni, accordi stabiliti tra coloro che comunicano (è per convenzione che la parola "ape" indica l'insetto con pungiglione che produce il miele);
  2. produttività, perché è sempre possibile introdurre nuovi termini.

Il linguaggio verbale

Gli esseri umani sono gli unici a utilizzare il linguaggio verbale: si esprimono e comunicano attraverso l'uso della parola in forma orale o scritta.

Il linguaggio verbale è alla base delle diverse lingue utilizzate nel mondo: insiemi di parole che, unite tra loro, formano frasi dotate di senso per trasmettere dei significati.

La disciplina che studia il linguaggio umano e le lingue si chiama linguistica e comprende diversi settori:

  1. la fonetica, cioè lo studio dei suoni usati nelle diverse lingue;
  2. la morfologia, che si occupa delle parole e della loro struttura;
  3. la sintassi, che studia le relazioni delle parole all'interno delle frasi;
  4. la semantica, ovvero lo studio dei significati delle parole.

La struttura del linguaggio verbale

Dal punto di vista della struttura, il linguaggio è formato da diversi elementi:

  1. i foni sono i suoni linguistici emessi dall'uomo per parlare;
  2. i fonemi sono le unità sonore minime di ciascuna lingua che servono per distinguere le parole. Si differenziano dai foni perché vengono studiati non in relazione al suono ma al significato: per esempio nelle parole "pasta" e
  3. "basta" /p/ e /b/ sono due fonemi, perché modificano il significato della parola;
  4. i morfemi sono le unità minime di significato: fonemi o
  5. insiemi di fonemi dotati di senso;
  6. le parole sono insiemi di morfemi dotati di significato, che costituiscono il lessico di una lingua;
  7. le frasi sono insiemi di parole collegate da precise regole che a loro volta formano testi e discorsi. Per capire il senso di una frase non basta considerare il significato delle singole parole, ma occorre comprendere anche l'ordine e il ruolo che queste parole assumono all'interno della frase, cioè la sintassi.

Il contesto del linguaggio

Per comprendere il linguaggio verbale non basta tenere conto delle diverse componenti linguistiche, ma è fondamentale anche il contesto. La situazione in cui avviene un determinato discorso si chiama contesto extralinguistico e comprende diversi fattori: il tempo e il luogo in cui si parla, l'argomento della comunicazione, le persone coinvolte e così via.

Il filosofo del linguaggio John Austin (1911-1960) ha elaborato la teoria degli atti linguistici, in base alla quale il contesto e l'atto del parlare si influenzano e modificano reciprocamente. Secondo Austin in ogni enunciato, cioè frase pronunciata, sono presenti tre azioni:

  1. l'atto locutorio, cioè l'azione del parlare e il contenuto del messaggio;
  2. l'atto illocutorio, cioè l'intenzione comunicativa di chi pronuncia la frase, per esempio chiedere, pregare, ordinare,
  3. suggerire ecc.
  4. l'atto perlocutorio, cioè l'effetto che la frase produce su chi riceve il messaggio.

In sintesi, secondo Austin parlare equivale ad agire.

I disturbi del linguaggio

L'acquisizione e lo sviluppo del linguaggio nel corso della crescita può presentare alcune difficoltà, classificate come

"Disturbi specifici del linguaggio". Tra questi vi sono i disturbi specifici dell'apprendimento (Dsa), cioè difficoltà ad apprendere alcune abilità insegnate nei primi anni di scuola, come:

  1. la dislessia, cioè la difficoltà nell'imparare a leggere;
  2. la disgrafia, che si manifesta nella difficoltà a produrre i segni grafici della scrittura;
  3. la disortografia, cioè la difficoltà a scrivere correttamente;
  4. la discalculia, che si manifesta nella difficoltà a elaborare i numeri ed eseguire i calcoli.

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